Una bambina bianca come la neve fugge dalla regina invidiosa e dal suo specchio magico, e trova una casa tra le montagne, dai sette nani. Una delle fiabe più belle dei fratelli Grimm, tradotta dall'originale tedesco.
Fratelli Grimm · 20 min · letta da Alessandra
Biancaneve: il testo della favola
Fratelli Grimm (1857). Tradotto dall'originale tedesco «Sneewittchen».
C'era una volta, nel cuore dell'inverno, mentre i fiocchi di neve cadevano dal cielo come piume, una regina che sedeva a cucire accanto a una finestra dalla cornice di ebano nero. E mentre cuciva così e alzava gli occhi verso la neve, si punse un dito con l'ago, e tre gocce di sangue caddero nella neve. E il rosso sulla neve bianca era così bello che lei pensò: «Oh, se avessi una bambina bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come il legno di questa cornice!»
Poco tempo dopo ebbe una figlioletta bianca come la neve, rossa come il sangue e con i capelli neri come l'ebano, e per questo la chiamarono Biancaneve. E quando la bambina nacque, la regina morì.
Passato un anno, il re prese un'altra moglie. Era una donna bella, ma superba e piena di sé, e non sopportava che qualcuno la superasse in bellezza. Aveva uno specchio magico, e quando gli si metteva davanti e ci si guardava dentro, diceva: «Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?» E lo specchio rispondeva: «Mia regina, la più bella del reame siete voi.» Allora lei era contenta, perché sapeva che lo specchio diceva la verità.
Biancaneve però cresceva e diventava sempre più bella, e quando ebbe sette anni era bella come il giorno sereno, e più bella della regina stessa. Una volta che la regina domandò al suo specchio: «Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?», lo specchio rispose: «Mia regina, qui la più bella siete voi, ma Biancaneve è mille volte più bella di voi.»
Allora la regina si spaventò, e diventò verde d'invidia. Da quel momento, ogni volta che vedeva Biancaneve, le si rivoltava il cuore nel petto, tanto odiava la bambina. E l'invidia e la superbia le crescevano nel cuore come erbacce, sempre più alte, finché non ebbe più pace né di giorno né di notte. Allora chiamò un cacciatore e gli disse: «Porta la bambina fuori, nel bosco, non la voglio più vedere davanti ai miei occhi. Devi ucciderla, e portarmi il suo cuore come prova.»
Allora la regina si spaventò, e diventò verde d'invidia. Da quel momento, ogni volta che vedeva Biancaneve, le si rivoltava il cuore nel petto, tanto odiava la bambina. E l'invidia e la superbia le crescevano nel cuore come erbacce, sempre più alte, finché non ebbe più pace né di giorno né di notte. Allora chiamò un cacciatore e gli disse: «Porta la bambina fuori, nel bosco, non la voglio più vedere davanti ai miei occhi. Devi ucciderla, e portarmi i suoi polmoni e il suo fegato come prova.»
Il cacciatore ubbidì e la portò nel bosco. Ma quando ebbe tirato fuori il coltello da caccia e stava per trafiggere il cuore innocente di Biancaneve, lei si mise a piangere e disse: «Ah, caro cacciatore, lasciami vivere! Correrò via nel bosco selvaggio e non tornerò mai più a casa.» E poiché era così bella, il cacciatore ebbe pietà di lei e disse: «E allora corri via, povera bambina.» «Le bestie feroci ti avranno divorata in un attimo», pensò, eppure si sentì come se gli avessero tolto un macigno dal cuore, perché non aveva dovuto ucciderla. E siccome proprio in quel momento passava saltellando un giovane cinghiale, lo catturò e portò alla regina il suo cuore come prova. E quella donna malvagia credette che Biancaneve non ci fosse più.
Il cacciatore ubbidì e la portò nel bosco. Ma quando ebbe tirato fuori il coltello da caccia e stava per trafiggere il cuore innocente di Biancaneve, lei si mise a piangere e disse: «Ah, caro cacciatore, lasciami vivere! Correrò via nel bosco selvaggio e non tornerò mai più a casa.» E poiché era così bella, il cacciatore ebbe pietà di lei e disse: «E allora corri via, povera bambina.» «Le bestie feroci ti avranno divorata in un attimo», pensò, eppure si sentì come se gli avessero tolto un macigno dal cuore, perché non aveva dovuto ucciderla. E siccome proprio in quel momento passava saltellando un giovane cinghiale, lo uccise, gli tolse i polmoni e il fegato e li portò alla regina come prova. Il cuoco dovette cucinarli con il sale, e quella donna malvagia li mangiò, credendo di aver mangiato i polmoni e il fegato di Biancaneve.
Ora la povera bambina era sola soletta nel grande bosco, e aveva tanta paura che guardava tutte le foglie degli alberi e non sapeva che cosa fare. Allora si mise a correre, e corse sulle pietre aguzze e tra le spine, e le bestie feroci le saltavano accanto, ma non le facevano niente. Corse finché i piedi riuscirono a portarla, e quando ormai stava per farsi sera, vide una casetta ed entrò per riposarsi.
Nella casetta tutto era piccolo, ma così grazioso e pulito che non si può dire. C'era un tavolino apparecchiato con una tovaglia bianca e sette piattini, ogni piattino con il suo cucchiaino, e poi sette coltellini, sette forchettine e sette bicchierini. Lungo la parete c'erano sette lettini uno accanto all'altro, con lenzuola bianche come la neve. Biancaneve aveva tanta fame e tanta sete, e così mangiò un po' di verdura e di pane da ogni piattino, e bevve un goccio di vino da ogni bicchierino, perché non voleva prendere tutto a uno solo. Poi, siccome era tanto stanca, si sdraiò in un lettino, ma nessuno andava bene. Uno era troppo lungo, un altro troppo corto, finché finalmente il settimo fu quello giusto. Lì rimase sdraiata, si raccomandò al buon Dio e si addormentò.
Quando fu buio del tutto, arrivarono i padroni della casetta: erano i sette nani, che nelle montagne scavavano con il piccone in cerca di minerali. Accesero le loro sette candeline, e quando nella casetta ci fu luce, videro che qualcuno era entrato, perché non tutto era in ordine come l'avevano lasciato.
Il primo disse: «Chi si è seduto sulla mia seggiolina?» Il secondo: «Chi ha mangiato dal mio piattino?» Il terzo: «Chi ha preso un pezzetto del mio panino?» Il quarto: «Chi ha mangiato la mia verdurina?» Il quinto: «Chi ha infilzato qualcosa con la mia forchettina?» Il sesto: «Chi ha tagliato con il mio coltellino?» Il settimo: «Chi ha bevuto dal mio bicchierino?»
Poi il primo si guardò intorno e vide che nel suo letto c'era un piccolo avvallamento, e allora disse: «Chi ha messo i piedi nel mio lettino?» Gli altri accorsero e gridarono: «Anche nel mio si è sdraiato qualcuno!» Ma il settimo, quando guardò nel suo letto, vide Biancaneve, che era lì sdraiata e dormiva. Allora chiamò gli altri, che arrivarono di corsa e gridarono di meraviglia. Andarono a prendere le loro sette candeline e illuminarono Biancaneve. «Oh, buon Dio! Oh, buon Dio!» esclamarono. «Com'è bella questa bambina!» Ed erano così felici che non la svegliarono, ma la lasciarono dormire nel lettino. Il settimo nano invece dormì con i suoi compagni, un'ora con ciascuno, e così passò la notte.
Quando venne il mattino, Biancaneve si svegliò, e quando vide i sette nani si spaventò. Ma loro erano gentili e le chiesero: «Come ti chiami?» «Mi chiamo Biancaneve», rispose lei. «Come sei arrivata in casa nostra?» domandarono ancora i nani. Allora lei raccontò che la matrigna aveva voluto farla uccidere, ma il cacciatore le aveva lasciato la vita, e lei aveva corso per tutto il giorno, finché alla fine aveva trovato la loro casetta.
I nani dissero: «Se vuoi badare alla nostra casa, cucinare, rifare i letti, lavare, cucire e lavorare a maglia, e se tieni tutto in ordine e ben pulito, puoi restare con noi, e non ti mancherà niente.» «Sì», disse Biancaneve, «con tutto il cuore», e rimase con loro. Teneva la casa in ordine. La mattina i nani andavano nelle montagne a cercare minerali e oro, la sera tornavano, e allora la cena doveva essere pronta. Per tutto il giorno la fanciulla restava sola, e così i buoni nanetti la misero in guardia: «Stai attenta alla tua matrigna, presto saprà che sei qui. Non far entrare nessuno!»
La regina, invece, credendo che Biancaneve non ci fosse più, era sicura di essere di nuovo la prima e la più bella di tutte. Si mise davanti allo specchio e disse: «Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?» E lo specchio rispose: «Mia regina, qui la più bella siete voi, ma Biancaneve, oltre i monti, dai sette nani, è ancora mille volte più bella di voi.»
La regina, invece, credendo di aver mangiato i polmoni e il fegato di Biancaneve, era sicura di essere di nuovo la prima e la più bella di tutte. Si mise davanti allo specchio e disse: «Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?» E lo specchio rispose: «Mia regina, qui la più bella siete voi, ma Biancaneve, oltre i monti, dai sette nani, è ancora mille volte più bella di voi.»
Allora lei si spaventò, perché sapeva che lo specchio non diceva bugie, e capì che il cacciatore l'aveva ingannata e che Biancaneve era ancora viva. E pensò e ripensò a come farla morire, perché finché non era la più bella di tutto il reame, l'invidia non le dava pace. Quando finalmente ebbe trovato un'idea, si tinse il viso e si vestì da vecchia merciaia, e nessuno l'avrebbe più riconosciuta. Travestita così, passò i sette monti per arrivare dai sette nani, bussò alla porta e gridò: «Bella merce, in vendita! In vendita!»
Biancaneve si affacciò alla finestra e gridò: «Buongiorno, buona donna, che cosa avete da vendere?» «Buona merce, bella merce», rispose lei, «lacci di tutti i colori», e ne tirò fuori uno intrecciato di seta colorata. «Questa brava donna posso ben farla entrare», pensò Biancaneve. Tirò il chiavistello della porta e si comprò il bel laccio. «Bambina mia», disse la vecchia, «come sei conciata! Vieni, che ti allaccio il corpetto per bene.» Biancaneve non sospettava niente, le si mise davanti e si fece allacciare con il laccio nuovo. Ma la vecchia allacciò in fretta, e strinse così forte che a Biancaneve mancò il respiro, e cadde a terra come morta. «Ecco, hai finito di essere la più bella!» disse, e corse via.
Poco dopo, verso sera, i sette nani tornarono a casa. Ma che spavento si presero quando videro la loro cara Biancaneve stesa a terra! Non si muoveva più, come se fosse morta. La sollevarono, e quando videro che il corpetto era allacciato troppo stretto, tagliarono il laccio in due. Allora lei cominciò a respirare un pochino, e a poco a poco tornò in vita. Quando i nani sentirono che cosa era successo, dissero: «La vecchia merciaia non era altri che quella regina malvagia. Stai attenta, e non far entrare nessuno quando noi non ci siamo!»
Quella donna malvagia, appena tornata a casa, andò davanti allo specchio e domandò: «Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?» E lo specchio rispose come sempre: «Mia regina, qui la più bella siete voi, ma Biancaneve, oltre i monti, dai sette nani, è ancora mille volte più bella di voi.»
Quando lo sentì, tutto il sangue le corse al cuore, tanto si spaventò, perché capì bene che Biancaneve era tornata in vita. «Ma adesso», disse, «inventerò qualcosa che ti farà sparire per sempre.» E con le arti magiche che conosceva, fabbricò un pettine avvelenato. Poi si travestì e prese l'aspetto di un'altra vecchia. Così passò i sette monti per arrivare dai sette nani, bussò alla porta e gridò: «Buona merce, in vendita! In vendita!» Biancaneve guardò fuori e disse: «Andate pure avanti, non posso far entrare nessuno.» «Ma guardare ti sarà permesso, no?» disse la vecchia, e tirò fuori il pettine avvelenato e lo tenne bene in alto.
Alla bambina piacque così tanto che si lasciò incantare e aprì la porta. Quando si furono messe d'accordo sul prezzo, la vecchia disse: «Adesso ti pettino per bene.» La povera Biancaneve non sospettava niente e lasciò fare la vecchia. Ma appena il pettine le fu infilato tra i capelli, il veleno fece effetto, e la fanciulla cadde a terra senza sensi. «Tu, meraviglia di bellezza», disse la donna malvagia, «adesso per te è finita!» E se ne andò.
Per fortuna, però, venne presto sera, e i sette nanetti tornarono a casa. Quando videro Biancaneve stesa a terra come morta, sospettarono subito della matrigna. Cercarono e trovarono il pettine avvelenato, e appena l'ebbero tolto, Biancaneve rinvenne e raccontò che cosa era successo. Allora la avvertirono ancora una volta di stare in guardia e di non aprire la porta a nessuno.
A casa, la regina si mise davanti allo specchio e disse: «Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?» E lo specchio rispose, come la volta prima: «Mia regina, qui la più bella siete voi, ma Biancaneve, oltre i monti, dai sette nani, è ancora e sempre mille volte più bella di voi.»
Quando sentì lo specchio parlare così, tremò e fremette di rabbia. «Biancaneve deve morire», gridò, «dovesse costarmi la vita!» Poi andò in una stanzetta nascosta e solitaria, dove non entrava mai nessuno, e lì preparò una mela avvelenata, velenosissima. Di fuori era bellissima, bianca da una parte e rossa dall'altra, tanto che a chiunque la vedesse veniva voglia di mangiarla. Ma chi ne mangiava anche solo un pezzetto doveva morire.
Quando la mela fu pronta, si tinse il viso e si travestì da contadina, e così passò i sette monti per arrivare dai sette nani. Bussò alla porta, e Biancaneve sporse la testa dalla finestra e disse: «Non posso far entrare nessuno, i sette nani me l'hanno proibito.» «Per me va bene lo stesso», rispose la contadina, «le mie mele riuscirò a darle via comunque. Tieni, una te la regalo.» «No», disse Biancaneve, «non posso accettare niente.» «Hai paura del veleno?» disse la vecchia. «Guarda, taglio la mela in due. La parte rossa mangiala tu, quella bianca la mangio io.»
Ma la mela era fatta con tanta astuzia che solo la parte rossa era avvelenata. Biancaneve aveva una gran voglia di quella bella mela, e quando vide che la contadina ne mangiava, non poté più resistere. Allungò la mano fuori dalla finestra e prese la metà avvelenata. Ma appena ne ebbe un boccone in bocca, cadde a terra morta. Allora la regina la guardò con occhi terribili, scoppiò in una gran risata e disse: «Bianca come la neve, rossa come il sangue, nera come l'ebano! Questa volta i nani non potranno più svegliarti.»
E quando a casa interrogò lo specchio: «Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?», lo specchio finalmente rispose: «Mia regina, la più bella del reame siete voi.» Allora il suo cuore invidioso trovò pace, per quanto un cuore invidioso possa trovare pace.
Quando la sera i nanetti tornarono a casa, trovarono Biancaneve stesa a terra. Dalla sua bocca non usciva più nemmeno un respiro, ed era morta. La sollevarono, cercarono se ci fosse qualcosa di avvelenato, le slacciarono il corpetto, le pettinarono i capelli, la lavarono con acqua e vino, ma non servì a niente. La cara bambina era morta e rimase morta. La adagiarono su una barella, si sedettero tutti e sette intorno a lei e la piansero, e piansero per tre giorni.
Poi vollero seppellirla, ma lei sembrava ancora fresca come una persona viva, e aveva ancora le sue belle guance rosse. Dissero: «Non possiamo metterla sotto la terra nera», e fecero fare una bara di vetro trasparente, perché la si potesse vedere da tutte le parti. Ve la adagiarono dentro, e sopra scrissero con lettere d'oro il suo nome, e che era la figlia di un re. Poi portarono la bara fuori, sul monte, e uno di loro restava sempre lì a farle la guardia. E anche gli animali vennero a piangere Biancaneve: prima una civetta, poi un corvo, e infine una colombella.
Biancaneve rimase a lungo, tanto a lungo, nella bara, e non cambiò per niente. Sembrava che dormisse, perché era ancora bianca come la neve, rossa come il sangue, e con i capelli neri come l'ebano. Ma un giorno accadde che il figlio di un re si smarrì nel bosco e arrivò alla casa dei nani per passarci la notte. Vide sul monte la bara, e dentro la bella Biancaneve, e lesse quello che c'era scritto sopra in lettere d'oro.
Allora disse ai nani: «Lasciatemi la bara, vi darò in cambio tutto quello che volete.» Ma i nani risposero: «Non la diamo via nemmeno per tutto l'oro del mondo.» Allora lui disse: «E allora regalatemela, perché non posso vivere senza vedere Biancaneve. La onorerò e l'avrò cara come la cosa più preziosa che ho.» Sentendolo parlare così, i buoni nanetti ebbero pietà di lui e gli diedero la bara.
Il principe la fece portare via dai suoi servitori, sulle spalle. Ma accadde che inciamparono in un cespuglio, e per lo scossone il pezzetto di mela avvelenata che Biancaneve aveva morso le uscì dalla gola. Poco dopo lei aprì gli occhi, sollevò il coperchio della bara e si mise a sedere: era di nuovo viva. «Oh, Dio mio, dove sono?» esclamò. Il principe, pieno di gioia, le disse: «Sei con me», le raccontò che cosa era accaduto e disse: «Ti voglio bene più di ogni cosa al mondo. Vieni con me nel castello di mio padre, diventerai mia moglie.» Allora anche Biancaneve gli volle bene e andò con lui, e le loro nozze furono preparate con grande sfarzo e splendore.
Alla festa però fu invitata anche la perfida matrigna di Biancaneve. Quando ebbe indossato i suoi abiti più belli, si mise davanti allo specchio e disse: «Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?» Lo specchio rispose: «Mia regina, qui la più bella siete voi, ma la giovane regina è mille volte più bella di voi.»
Allora la donna malvagia lanciò una maledizione, e le venne una paura così grande, così grande, che non sapeva più che cosa fare. Dapprima non voleva proprio andare alle nozze, ma non trovava pace: doveva andare a vedere la giovane regina. E quando entrò, riconobbe Biancaneve, e per la paura e lo spavento restò lì senza riuscire a muoversi. Poi si voltò, fuggì dalla sala e corse, corse, lontano lontano, e nessuno la vide mai più. E a Biancaneve non poté mai più fare del male.
Allora la donna malvagia lanciò una maledizione, e le venne una paura così grande, così grande, che non sapeva più che cosa fare. Dapprima non voleva proprio andare alle nozze, ma non trovava pace: doveva andare a vedere la giovane regina. E quando entrò, riconobbe Biancaneve, e per la paura e lo spavento restò lì senza riuscire a muoversi. Ma sopra un fuoco di carboni ardenti erano già state messe delle pantofole di ferro. Le portarono dentro con le tenaglie e gliele misero davanti. Allora lei dovette infilare quelle scarpe roventi e ballare finché non cadde a terra morta.





