Una piccola casa di legno del taglialegna ai margini di un grande bosco, con Hänsel e Gretel davanti Di notte, al chiaro di luna, Hänsel raccoglie sassolini bianchi davanti alla casa Sulla strada del bosco Hänsel sparge di nascosto briciole di pane, e dietro di lui saltellano gli uccellini Hänsel e Gretel sgranocchiano il tetto e le finestre della dolce casetta di pane e di torta Dalla stalletta Hänsel porge un ossicino, e la strega che ci vede poco lo tasta con la punta delle dita Una paperella bianca porta Gretel sulla grande distesa d'acqua, e Hänsel la saluta dalla riva

Hänsel e Gretel

La casa ai margini del bosco · letta da Alessandra
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Per i genitori: Nell'originale dei fratelli Grimm la strega urla in modo spaventoso dentro il forno e ci brucia. Nella versione più dolce non la si sente urlare, e la strega semplicemente non esce mai più dal forno; tutto il resto è uguale.

Un fratellino e una sorellina si perdono nel fitto del bosco e lì trovano una casetta fatta di pane, di torta e di zucchero. La fiaba dei fratelli Grimm sul coraggio, sull'astuzia e sull'affetto tra fratello e sorella, tradotta dall'originale tedesco.

Fratelli Grimm · 19 min · letta da Alessandra

Hänsel e Gretel: il testo della favola

Fratelli Grimm (1857). Tradotto dall'originale tedesco «Hänsel und Gretel».

Ai margini di un grande bosco viveva un povero taglialegna con sua moglie e i suoi due bambini: il maschietto si chiamava Hänsel e la bambina Gretel. Aveva ben poco da mettere sotto i denti, e una volta, quando nel paese arrivò una grande carestia, non riuscì più a procurarsi nemmeno il pane di ogni giorno.

Una sera, mentre a letto rimuginava e si rigirava per le preoccupazioni, sospirò e disse a sua moglie: «Che ne sarà di noi? Come possiamo sfamare i nostri poveri bambini, se non abbiamo più niente nemmeno per noi?» «Sai che cosa facciamo, marito mio?» rispose la donna. «Domattina, all'alba, portiamo i bambini nel bosco, dove è più fitto. Lì accendiamo un fuoco e diamo a ciascuno ancora un pezzetto di pane, poi andiamo al nostro lavoro e li lasciamo soli. Non ritroveranno più la strada di casa, e ce ne saremo liberati.»

«No, moglie», disse l'uomo, «questo non lo faccio. Come potrei avere il cuore di lasciare i miei bambini da soli nel bosco? Le bestie feroci arriverebbero presto a sbranarli.» «Oh, che sciocco!» disse lei. «Allora moriremo di fame tutti e quattro, e tu puoi già cominciare a piallare le assi per le bare.» E non gli diede pace finché lui non acconsentì. «Però quei poveri bambini mi fanno tanta pena», disse l'uomo.

Neanche i due bambini erano riusciti ad addormentarsi per la fame, e avevano sentito quello che la matrigna aveva detto al padre. Gretel pianse lacrime amare e disse a Hänsel: «Adesso per noi è finita.» «Zitta, Gretel», disse Hänsel, «non disperarti, troverò io il modo di aiutarci.» E quando i genitori si furono addormentati, si alzò, si infilò la giacchetta, aprì la porticina di sotto e sgattaiolò fuori.

La luna splendeva luminosa, e i sassolini bianchi che c'erano davanti alla casa brillavano come tante monete d'argento. Hänsel si chinò e se ne mise nella tasca della giacchetta quanti ce ne potevano stare. Poi tornò dentro e disse a Gretel: «Stai tranquilla, sorellina cara, e dormi serena: Dio non ci abbandonerà.» E si rimise a letto.

Allo spuntare del giorno, prima ancora che sorgesse il sole, arrivò la donna e svegliò i due bambini: «Alzatevi, pelandroni, andiamo nel bosco a prendere la legna.» Poi diede a ciascuno un pezzetto di pane e disse: «Questo è per mezzogiorno, ma non mangiatelo prima, perché altro non ne avrete.» Gretel mise il pane sotto il grembiule, perché Hänsel aveva i sassolini in tasca. Poi si incamminarono tutti insieme verso il bosco.

Dopo aver camminato per un pezzetto, Hänsel si fermò e si voltò a guardare la casa, e lo fece ancora e ancora. Il padre disse: «Hänsel, che cosa guardi, perché resti indietro? Stai attento e non dimenticarti di camminare!» «Oh, papà», disse Hänsel, «guardo il mio gattino bianco, che è seduto lassù sul tetto e mi vuole salutare.» La donna disse: «Sciocco, quello non è il tuo gattino, è il sole del mattino che splende sul camino.» Ma Hänsel non aveva guardato il gattino: ogni volta aveva gettato sulla strada uno dei sassolini lucenti che aveva in tasca.

Quando furono arrivati in mezzo al bosco, il padre disse: «Adesso raccogliete la legna, bambini, accenderò un fuoco perché non abbiate freddo.» Hänsel e Gretel raccolsero tanti rametti secchi, un mucchio alto come una montagnola. I rametti furono accesi, e quando la fiamma fu bella alta, la donna disse: «Adesso sdraiatevi accanto al fuoco, bambini, e riposatevi. Noi andiamo nel bosco a tagliare la legna. Quando avremo finito, torneremo a prendervi.»

Hänsel e Gretel sedettero accanto al fuoco, e quando venne mezzogiorno, ognuno mangiò il suo pezzetto di pane. E siccome sentivano i colpi dell'accetta, credevano che il loro padre fosse lì vicino. Ma non era l'accetta: era un ramo che lui aveva legato a un albero secco e che il vento sbatteva avanti e indietro. E dopo essere rimasti seduti lì tanto a lungo, i loro occhi si chiusero per la stanchezza, e si addormentarono profondamente.

Quando finalmente si svegliarono, era già notte fonda. Gretel cominciò a piangere e disse: «Come facciamo adesso a uscire dal bosco?» Ma Hänsel la consolò: «Aspetta solo un pochino, finché sorge la luna, e poi la strada la troveremo di sicuro.» E quando la luna piena fu salita in cielo, Hänsel prese la sorellina per mano e seguì i sassolini, che luccicavano come monete nuove di zecca e indicavano loro la strada. Camminarono per tutta la notte, e allo spuntare del giorno arrivarono di nuovo alla casa del padre.

Bussarono alla porta, e quando la donna aprì e vide che erano Hänsel e Gretel, disse: «Bambini cattivi, perché avete dormito così a lungo nel bosco? Credevamo che non voleste più tornare.» Il padre invece fu felice, perché gli si era stretto il cuore a lasciarli lì tutti soli.

Non molto tempo dopo, la miseria tornò in ogni angolo, e una notte i bambini sentirono la madre che a letto diceva al padre: «Abbiamo di nuovo mangiato tutto, ci resta ancora mezza pagnotta, e poi è finita. I bambini devono andarsene. Li porteremo più dentro nel bosco, così non ritroveranno più la strada per uscirne. Altrimenti per noi non c'è salvezza.» All'uomo si strinse il cuore, e pensò: «Sarebbe meglio dividere l'ultimo boccone con i tuoi bambini.» Ma la donna non volle sentire niente di quello che lui diceva, lo sgridò e lo rimproverò. Ma chi è in ballo deve ballare: siccome aveva ceduto la prima volta, dovette cedere anche la seconda.

Ma i bambini erano ancora svegli e avevano sentito tutto. Quando i genitori si furono addormentati, Hänsel si alzò di nuovo per uscire a raccogliere i sassolini come la volta prima, ma la donna aveva chiuso la porta a chiave, e Hänsel non poté uscire. Però consolò la sorellina e le disse: «Non piangere, Gretel, e dormi tranquilla, il buon Dio ci aiuterà.»

Di buon mattino arrivò la donna e tirò i bambini giù dal letto. Ricevettero il loro pezzetto di pane, ma era ancora più piccolo della volta prima. Per la strada verso il bosco, Hänsel lo sbriciolò in tasca, e spesso si fermava e gettava una briciola per terra. «Hänsel, perché ti fermi e ti guardi indietro?» disse il padre. «Cammina!» «Guardo la mia colombella, che è seduta sul tetto e mi vuole salutare», rispose Hänsel. «Sciocco», disse la donna, «quella non è la tua colombella, è il sole del mattino che splende lassù sul camino.» Ma Hänsel, a poco a poco, gettò tutte le briciole sulla strada.

La donna portò i bambini ancora più dentro nel bosco, dove non erano mai stati in vita loro. Di nuovo fu acceso un grande fuoco, e la madre disse: «Restate seduti qui, bambini, e se siete stanchi potete dormire un po'. Noi andiamo nel bosco a tagliare la legna, e stasera, quando avremo finito, verremo a prendervi.» Quando fu mezzogiorno, Gretel divise il suo pane con Hänsel, che aveva sparso il suo lungo la strada. Poi si addormentarono, e passò la sera, ma nessuno venne a prendere i poveri bambini.

Si svegliarono soltanto a notte fonda, e Hänsel consolò la sorellina dicendo: «Aspetta solo che sorga la luna, Gretel, e allora vedremo le briciole di pane che ho sparso: ci mostreranno la strada di casa.» Quando spuntò la luna, si misero in cammino, ma non trovarono più nemmeno una briciola, perché le migliaia e migliaia di uccelli che volano nei boschi e nei campi le avevano beccate tutte. Hänsel disse a Gretel: «La strada la troveremo lo stesso», ma non la trovarono.

Camminarono tutta la notte, e poi ancora un giorno intero, dalla mattina alla sera, ma non riuscirono a uscire dal bosco. Ed erano così affamati, perché non avevano mangiato altro che qualche bacca trovata per terra. E siccome erano così stanchi che le gambe non li reggevano più, si sdraiarono sotto un albero e si addormentarono.

Era già il terzo mattino da quando avevano lasciato la casa del padre. Ripresero a camminare, ma si addentravano sempre di più nel bosco, e se non fosse arrivato presto un aiuto, sarebbero morti di fame e di stanchezza. A mezzogiorno videro un bell'uccellino bianco come la neve, posato su un ramo, che cantava così bene che si fermarono ad ascoltarlo. E quando ebbe finito, aprì le ali e volò davanti a loro, e loro lo seguirono finché arrivarono a una casetta, sul cui tetto l'uccellino si posò.

E quando furono proprio vicini, videro che la casetta era fatta di pane e coperta di torta, e le finestre erano di zucchero trasparente. «Ora sì che ci mettiamo all'opera», disse Hänsel, «e ci facciamo un pranzo benedetto! Io mangio un pezzo del tetto, e tu, Gretel, puoi mangiare la finestra: è dolce.» Hänsel allungò il braccio in alto e staccò un pezzetto di tetto, per sentire che sapore avesse, e Gretel si mise davanti ai vetri e cominciò a sgranocchiarli.

Allora una vocina sottile gridò dalla stanza: «Rosicchia, rosicchia, rosicchiolina, chi mi rosicchia la casina?» I bambini risposero: «È il vento, è il vento, il bimbo del firmamento», e continuarono a mangiare senza lasciarsi disturbare. Hänsel, a cui il tetto piaceva moltissimo, ne strappò giù un pezzo bello grosso, e Gretel staccò un intero vetro rotondo, si mise a sedere e se lo gustò in santa pace.

All'improvviso la porta si aprì, e una donna vecchia vecchia, che si appoggiava a una stampella, uscì pian piano. Hänsel e Gretel si spaventarono così tanto che lasciarono cadere quello che avevano in mano. Ma la vecchia scosse la testa e disse: «Oh, cari bambini, chi vi ha portati fin qui? Entrate pure e restate con me, non vi succederà niente di male.» Li prese tutti e due per mano e li portò nella sua casetta. Lì fu servito un buon pranzo: latte e frittelle con lo zucchero, mele e noci. Poi furono preparati due bei lettini con le lenzuola bianche, e Hänsel e Gretel ci si coricarono e credettero di essere in paradiso.

Ma la vecchia aveva soltanto fatto finta di essere gentile. In realtà era una strega cattiva che dava la caccia ai bambini, e aveva costruito la casetta di pane solo per attirarli. Quando un bambino cadeva nelle sue mani, lo uccideva, lo cucinava e se lo mangiava, e per lei era un giorno di festa. Le streghe hanno gli occhi rossi e non vedono lontano, ma hanno un fiuto finissimo, come gli animali, e si accorgono quando si avvicinano delle persone. Quando Hänsel e Gretel erano arrivati vicino a casa sua, lei aveva riso con cattiveria e aveva detto beffarda: «Questi li ho presi, e non mi scapperanno più!»

La mattina presto, prima che i bambini si svegliassero, lei era già in piedi, e quando li vide dormire tutti e due così beati, con le guance piene e rosse, borbottò tra sé: «Questo sarà un bel bocconcino.» Allora afferrò Hänsel con la sua mano secca, lo portò in una piccola stalla e lo chiuse dietro una porta con le sbarre. Lui poteva gridare quanto voleva, non gli serviva a niente. Poi andò da Gretel, la scosse per svegliarla e gridò: «Alzati, pelandrona, va' a prendere l'acqua e cucina qualcosa di buono per tuo fratello: è fuori nella stalla e deve ingrassare. Quando sarà grasso, me lo mangerò.» Gretel cominciò a piangere disperata, ma fu tutto inutile: dovette fare quello che la strega cattiva voleva.

Da quel giorno al povero Hänsel venivano cucinati i cibi migliori, ma Gretel non riceveva altro che gusci di gambero. Ogni mattina la vecchia andava piano piano alla stalletta e gridava: «Hänsel, tira fuori le dita, che senta se presto sarai grasso.» Ma Hänsel le porgeva un ossicino, e la vecchia, che ci vedeva poco, non se ne accorgeva e credeva che fossero le dita di Hänsel, e si meravigliava che lui non volesse proprio ingrassare.

Passate quattro settimane, siccome Hänsel restava sempre magro, la vecchia perse la pazienza e non volle più aspettare. «Ehi, Gretel», gridò alla bambina, «sbrigati a prendere l'acqua! Che Hänsel sia grasso o magro, domani lo ammazzo e lo cucino.» Ah, come si lamentava la povera sorellina mentre portava l'acqua, e come le scendevano le lacrime sulle guance! «Buon Dio, aiutaci tu!» esclamò. «Se ci avessero mangiati le bestie feroci nel bosco, almeno saremmo morti insieme.» «Smettila di frignare», disse la vecchia, «tanto non ti serve a niente.»

La mattina presto Gretel dovette uscire, appendere il pentolone pieno d'acqua e accendere il fuoco. «Prima facciamo il pane», disse la vecchia, «ho già scaldato il forno e preparato l'impasto.» Spinse fuori la povera Gretel, fino al forno, da cui uscivano già le fiamme. «Infilati dentro», disse la strega, «e guarda se è caldo abbastanza, così possiamo infornare il pane.» E quando Gretel fosse stata dentro, voleva chiudere il forno, così Gretel ci sarebbe arrostita, e poi voleva mangiare anche Gretel.

Ma Gretel capì che cosa aveva in mente e disse: «Non so come fare. Come ci entro lì dentro?» «Che oca sciocca», disse la vecchia, «l'apertura è grande abbastanza, guarda, ci potrei entrare perfino io.» E si avvicinò a carponi e infilò la testa nel forno. Allora Gretel le diede una spinta così forte che lei finì tutta dentro, poi chiuse lo sportello di ferro e tirò il chiavistello. Gretel corse via, e la perfida strega non uscì mai più dal forno.

Gretel corse dritta da Hänsel, aprì la stalletta e gridò: «Hänsel, siamo salvi, la vecchia strega è morta!» Allora Hänsel saltò fuori come un uccellino dalla gabbia quando gli aprono la porta. Come furono felici! Si buttarono le braccia al collo, saltarono di qua e di là e si baciarono! E siccome non avevano più niente da temere, entrarono nella casa della strega, e lì in ogni angolo c'erano casse piene di perle e pietre preziose. «Queste sono ancora meglio dei sassolini!» disse Hänsel, e se ne riempì le tasche quanto più poteva. E Gretel disse: «Anch'io voglio portare qualcosa a casa», e se ne riempì il grembiulino.

«Ma adesso andiamo via», disse Hänsel, «così usciamo dal bosco della strega.» Ma dopo aver camminato per un paio d'ore, arrivarono a una grande distesa d'acqua. «Non possiamo attraversarla», disse Hänsel, «non vedo né passerella né ponte.» «E non passa nemmeno una barchetta», rispose Gretel, «ma laggiù nuota una paperella bianca: se glielo chiedo, ci aiuterà ad attraversare.» Allora gridò: «Paperella, paperella, ecco qui Gretel e Hänsel. Non c'è ponte né passerella: portaci sulla tua schiena bianca e bella.»

La paperella arrivò davvero, e Hänsel le salì in groppa e chiese alla sorellina di sedersi accanto a lui. «No», rispose Gretel, «sarebbe troppo pesante per la paperella: ci porterà di là uno dopo l'altro.» E così fece quella brava bestiola, e quando furono felicemente arrivati dall'altra parte ed ebbero camminato ancora un pochino, il bosco sembrò loro sempre più familiare, sempre più familiare, e alla fine videro da lontano la casa del loro padre.

Allora si misero a correre, si precipitarono in casa e si gettarono al collo del padre. L'uomo non aveva più avuto un'ora felice da quando aveva lasciato i bambini nel bosco, e la donna intanto era morta. Gretel scosse il grembiulino, e le perle e le pietre preziose saltellarono per tutta la stanza, e Hänsel ne aggiunse una manciata dopo l'altra dalle sue tasche. Così finirono tutte le preoccupazioni, e vissero insieme felici e contenti. La mia fiaba è finita qua, e laggiù un topolino se ne va: chi lo acchiappa, con la sua pelliccia un grande, grande berretto si farà.