Una donna guarda da una finestrella un giardino magnifico dietro un alto muro, pieno di fiori e di raperonzoli verdissimi Raperonzolo cala le sue lunghe trecce d'oro dalla finestrella di un'alta torre, e la maga aspetta giù in basso Il figlio del re si ferma a cavallo tra gli alberi e ascolta il canto che arriva dalla torre Raperonzolo e il figlio del re sono seduti vicino alla finestrella della torre e parlano dolcemente La maga arrabbiata tiene in mano le trecce d'oro tagliate, e Raperonzolo la guarda triste In una radura piena di sole Raperonzolo abbraccia il figlio del re, accanto a un bambino e a una bambina

Raperonzolo

Il giardino della maga · letta da Alessandra
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Per i genitori: Nell'originale dei fratelli Grimm il principe, per la disperazione, si getta giù dalla torre. Nella versione più dolce, sconvolto dal dolore, barcolla e cade.

Una ragazza con i capelli d'oro più lunghi del mondo vive rinchiusa in un'alta torre in mezzo al bosco, finché un giorno il figlio del re sente il suo canto. Una fiaba dei fratelli Grimm sull'amore e sulla fedeltà, tradotta dall'originale tedesco.

Fratelli Grimm · 9 min · letta da Alessandra

Raperonzolo: il testo della favola

Fratelli Grimm (1857). Tradotto dall'originale tedesco «Rapunzel».

C'erano una volta un uomo e una donna che da tanto tempo desideravano invano un bambino. Finalmente la donna cominciò a sperare che il buon Dio esaudisse il suo desiderio. Sul retro della loro casa avevano una finestrella da cui si vedeva un giardino magnifico, pieno di fiori e di erbe bellissime. Ma il giardino era circondato da un alto muro, e nessuno osava entrarci, perché apparteneva a una maga che aveva un grande potere ed era temuta da tutti.

Un giorno la donna stava a quella finestra e guardava giù nel giardino, quando vide un'aiuola piena dei raperonzoli più belli. Erano così freschi e verdi che le venne una voglia grandissima di mangiarne. La voglia cresceva ogni giorno, e siccome sapeva di non poterne avere, la donna deperiva e diventava sempre più pallida e sofferente.

Allora il marito si spaventò e le chiese: «Che cosa ti succede, cara moglie?» «Ah», rispose lei, «se non riesco a mangiare i raperonzoli del giardino dietro casa nostra, morirò.» Il marito, che le voleva bene, pensò: «Piuttosto che lasciar morire tua moglie, le porterai dei raperonzoli, costi quel che costi.» Così, all'imbrunire, scavalcò il muro ed entrò nel giardino della maga, raccolse in tutta fretta una manciata di raperonzoli e li portò alla moglie. Lei se ne fece subito un'insalata e la mangiò con grande avidità.

Ma le erano piaciuti così tanto, così tanto, che il giorno dopo ne ebbe tre volte più voglia. Perché lei si calmasse, il marito doveva entrare ancora una volta nel giardino. Così, all'imbrunire, scavalcò di nuovo il muro, ma quando fu sceso dall'altra parte si spaventò moltissimo, perché si vide davanti la maga. «Come osi», disse lei con uno sguardo furioso, «entrare nel mio giardino e rubarmi i raperonzoli come un ladro? Ti costerà caro!»

«Ah», rispose lui, «abbiate pietà di me! L'ho fatto solo per necessità: mia moglie ha visto i vostri raperonzoli dalla finestra, e ne ha una voglia così grande che morirebbe, se non potesse mangiarne.» Allora la collera della maga si placò, e lei gli disse: «Se le cose stanno come dici, ti permetterò di prendere tutti i raperonzoli che vuoi, ma a una condizione: devi darmi il bambino che tua moglie metterà al mondo. Starà bene, e io me ne prenderò cura come una madre.» L'uomo, per la paura, promise tutto, e quando la moglie partorì, subito comparve la maga, diede alla bambina il nome di Raperonzolo e la portò via con sé.

Raperonzolo diventò la bambina più bella sotto il sole. Quando ebbe dodici anni, la maga la rinchiuse in una torre che si trovava in un bosco e non aveva né scale né porta: solo in cima c'era una piccola finestra. Quando la maga voleva entrare, si metteva là sotto e chiamava: «Raperonzolo, Raperonzolo, calami giù i tuoi capelli!»

Raperonzolo aveva lunghi capelli magnifici, sottili come oro filato. Quando sentiva la voce della maga, scioglieva le sue trecce, le avvolgeva lassù intorno a un gancio della finestra, e allora i capelli cadevano giù per venti braccia, e la maga ci si arrampicava su.

Dopo qualche anno accadde che il figlio del re attraversò a cavallo il bosco e passò vicino alla torre. Sentì allora un canto così dolce che si fermò ad ascoltare. Era Raperonzolo, che nella sua solitudine passava il tempo facendo risuonare la sua voce soave. Il principe voleva salire da lei e cercò una porta nella torre, ma non ce n'era nessuna. Se ne tornò a casa, ma quel canto gli aveva toccato il cuore così tanto che ogni giorno andava nel bosco ad ascoltarlo.

Una volta, mentre se ne stava così dietro un albero, vide arrivare una maga e la sentì gridare verso l'alto: «Raperonzolo, Raperonzolo, cala giù i tuoi capelli!» Allora Raperonzolo calò giù le trecce, e la maga salì da lei. «Se è questa la scala per salire, voglio tentare la fortuna anch'io», disse tra sé il principe. E il giorno dopo, quando cominciò a fare buio, andò alla torre e chiamò: «Raperonzolo, Raperonzolo, cala giù i tuoi capelli!» Subito i capelli scesero giù, e il principe salì.

Dapprima Raperonzolo si spaventò moltissimo quando entrò da lei un uomo, perché i suoi occhi non ne avevano mai visto uno. Ma il principe cominciò a parlarle con molta gentilezza e le raccontò che il suo canto gli aveva commosso il cuore così tanto da non lasciargli pace, e che aveva dovuto vederla con i suoi occhi. Allora Raperonzolo perse la paura, e quando lui le chiese se voleva prenderlo per marito, e lei vide che era giovane e bello, pensò: «Lui mi vorrà più bene della vecchia comare Gothel.» Così disse di sì e mise la sua mano nella mano di lui.

Disse: «Verrò volentieri con te, ma non so come fare a scendere. Ogni volta che vieni, porta con te una matassa di seta: con la seta intreccerò una scala, e quando sarà pronta, scenderò e tu mi prenderai sul tuo cavallo.» Si misero d'accordo che fino ad allora lui sarebbe venuto da lei tutte le sere, perché di giorno veniva la vecchia.

E la maga non si accorse di niente, finché un giorno Raperonzolo le disse: «Ditemi, comare Gothel, come mai voi siete tanto più pesante da tirare su del giovane principe? Lui in un attimo è quassù da me.» «Ah, bambina sciagurata!» gridò la maga. «Che cosa mi tocca sentire! Credevo di averti tenuta lontana da tutto il mondo, e invece mi hai ingannata!» Nella sua collera afferrò i bei capelli di Raperonzolo, se li avvolse un paio di volte intorno alla mano sinistra, prese le forbici con la destra, e zac, zac, i capelli erano tagliati, e le belle trecce giacevano per terra. E fu così spietata che portò la povera Raperonzolo in un luogo deserto, dove dovette vivere in grande tristezza e miseria.

Ma la sera di quello stesso giorno in cui aveva scacciato Raperonzolo, la maga legò le trecce tagliate lassù, al gancio della finestra, e quando il principe arrivò e chiamò: «Raperonzolo, Raperonzolo, cala giù i tuoi capelli!», lei calò giù i capelli. Il principe salì, ma lassù non trovò la sua cara Raperonzolo: trovò la maga, che lo guardava con occhi cattivi e velenosi. «Aha», gridò lei beffarda, «vuoi venire a prendere la tua bella, ma il bell'uccellino non è più nel nido e non canta più: se l'è preso il gatto, e caverà gli occhi anche a te. Per te Raperonzolo è perduta, non la vedrai mai più.»

Il principe fu fuori di sé dal dolore. Barcollò all'indietro, inciampò e cadde giù dalla torre. Ebbe salva la vita, ma le spine in cui cadde gli ferirono gli occhi. Allora vagò cieco per il bosco, non mangiava altro che radici e bacche, e non faceva che lamentarsi e piangere per aver perduto la sua amata sposa.

Così vagò per alcuni anni nella miseria, e alla fine arrivò nel luogo deserto dove Raperonzolo viveva poveramente con i gemelli che aveva messo al mondo, un maschietto e una femminuccia. Sentì una voce che gli parve tanto familiare, e andò in quella direzione; e quando fu vicino, Raperonzolo lo riconobbe, gli si gettò al collo e pianse. Due delle sue lacrime gli bagnarono gli occhi, e i suoi occhi tornarono limpidi, e lui ci vide di nuovo come prima. La condusse nel suo regno, dove fu accolto con gioia, e vissero ancora a lungo felici e contenti.