La vecchia capra, con un cestino al braccio, saluta i suoi sette capretti sulla soglia della casetta Il mugnaio, tutto spaventato, sparge farina bianca sulla zampa del lupo I capretti si nascondono nella stanza, sotto il tavolo, nell'armadio e nel grande orologio a pendolo La capra e il capretto più piccolo guardano il lupo che russa sotto un albero, nel prato I capretti abbracciano felici la loro mamma e portano grossi sassi La capra e i sette capretti ballano allegri tutto intorno al pozzo

Il lupo e i sette capretti

La mamma va nel bosco · letta da Alessandra
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Per i genitori: Nell'originale dei fratelli Grimm il lupo annega nel pozzo. Nella versione più dolce ci cade dentro, ne esce tutto bagnato e scappa nel bosco.

La vecchia capra va nel bosco e mette in guardia i suoi sette capretti dal lupo, ma il lupo furbo inventa un trucco dopo l'altro per farsi aprire la porta. Una fiaba vivace dei fratelli Grimm su una mamma coraggiosa e sul più piccolo dei capretti, tradotta dall'originale tedesco.

Fratelli Grimm · 7 min · letta da Alessandra

Il lupo e i sette capretti: il testo della favola

Fratelli Grimm (1857). Tradotto dall'originale tedesco «Der Wolf und die sieben jungen Geißlein».

C'era una volta una vecchia capra che aveva sette capretti, e voleva loro bene come una mamma vuole bene ai suoi bambini. Un giorno volle andare nel bosco a prendere da mangiare, e allora chiamò tutti e sette e disse: «Bambini cari, io vado nel bosco. State in guardia dal lupo: se entra, vi divora tutti, con la pelle e con il pelo. Quel furfante spesso si traveste, ma lo riconoscerete subito dalla voce rauca e dalle zampe nere.» I capretti dissero: «Cara mamma, staremo bene attenti, puoi andare tranquilla.» Allora la vecchia capra belò e si mise in cammino, serena.

Non passò molto tempo che qualcuno bussò alla porta di casa e gridò: «Aprite, bambini cari, è arrivata la vostra mamma, e ha portato qualcosa per ciascuno di voi.» Ma dalla voce rauca i caprettini capirono che era il lupo. «Non apriamo», gridarono, «tu non sei la nostra mamma: lei ha una voce sottile e dolce, e la tua voce invece è rauca. Tu sei il lupo!»

Allora il lupo andò da un bottegaio e si comprò un grosso pezzo di gesso: se lo mangiò, e così la sua voce diventò sottile. Poi tornò, bussò alla porta di casa e gridò: «Aprite, bambini cari, è arrivata la vostra mamma, e ha portato qualcosa per ciascuno di voi.» Ma il lupo aveva appoggiato la sua zampa nera alla finestra, e i bambini la videro e gridarono: «Non apriamo: la nostra mamma non ha la zampa nera come te. Tu sei il lupo!»

Allora il lupo corse da un fornaio e disse: «Ho preso una botta alla zampa, spalmaci sopra un po' di pasta.» E quando il fornaio gli ebbe spalmato la zampa, corse dal mugnaio e disse: «Spargimi della farina bianca sulla zampa.» Il mugnaio pensò: «Il lupo vuole imbrogliare qualcuno», e si rifiutò, ma il lupo disse: «Se non lo fai, ti mangio.» Allora il mugnaio ebbe paura e gli fece la zampa bianca. Eh sì, così sono fatti gli uomini.

Allora quel furfante andò per la terza volta alla porta di casa, bussò e disse: «Apritemi, bambini, la vostra cara mammina è tornata a casa, e dal bosco ha portato qualcosa per ciascuno di voi.» I caprettini gridarono: «Prima facci vedere la zampa, così sappiamo che sei davvero la nostra cara mammina.» Allora lui mise la zampa sulla finestra, e quando videro che era bianca, credettero che tutto quello che diceva fosse vero, e aprirono la porta. Ma chi entrò fu il lupo.

I capretti si spaventarono e cercarono di nascondersi. Il primo saltò sotto il tavolo, il secondo nel letto, il terzo nel forno, il quarto in cucina, il quinto nell'armadio, il sesto sotto il catino, il settimo nella cassa dell'orologio a pendolo. Ma il lupo li trovò tutti e non fece tante cerimonie: se li cacciò in gola uno dopo l'altro. Soltanto il più piccolo, quello nella cassa dell'orologio, non lo trovò. Quando il lupo si fu tolto la voglia, se ne andò bel bello, si sdraiò fuori sul prato verde, sotto un albero, e si addormentò.

Poco dopo, la vecchia capra tornò a casa dal bosco. Ah, che cosa le toccò vedere! La porta di casa era spalancata: il tavolo, le sedie e le panche erano rovesciati, il catino era in mille pezzi, la coperta e i cuscini erano stati tirati giù dal letto. Cercò i suoi bambini, ma non li trovò da nessuna parte. Li chiamò per nome uno dopo l'altro, ma nessuno rispose.

Finalmente, quando arrivò al più piccolo, una vocina sottile rispose: «Cara mamma, sono nascosto nella cassa dell'orologio.» Lei lo tirò fuori, e lui le raccontò che era venuto il lupo e si era mangiato tutti gli altri. Potete immaginare quanto pianse per i suoi poveri bambini!

Alla fine, nel suo dolore, uscì di casa, e il capretto più piccolo le corse dietro. Quando arrivò sul prato, il lupo era lì sdraiato sotto l'albero e russava così forte che i rami tremavano. Lei lo guardò da tutte le parti e vide che nella sua pancia piena qualcosa si muoveva e si agitava. «Oh, buon Dio», pensò, «possibile che i miei poveri bambini, che lui ha ingoiato per cena, siano ancora vivi?»

Allora il capretto dovette correre a casa a prendere le forbici, l'ago e il filo. Poi lei aprì la pancia del mostro, e aveva appena fatto un taglio che un capretto tirò fuori la testa. E quando continuò a tagliare, saltarono fuori uno dopo l'altro tutti e sei, ed erano ancora tutti vivi, e non si erano fatti nemmeno un graffio, perché quel mostro, nella sua ingordigia, li aveva inghiottiti interi.

Che gioia! Abbracciarono la loro cara mamma e saltellarono come un sarto il giorno delle sue nozze. Ma la vecchia capra disse: «Adesso andate a cercare dei grossi sassi: con quelli riempiremo la pancia di questa bestiaccia malvagia, finché dorme ancora.» Allora i sette caprettini trascinarono i sassi in tutta fretta e glieli misero nella pancia, quanti più ne poterono far entrare. Poi la vecchia capra la ricucì così in fretta che il lupo non si accorse di niente e non si mosse nemmeno.

Quando il lupo ebbe finalmente finito di dormire, si alzò in piedi, e siccome i sassi nello stomaco gli facevano venire una gran sete, volle andare a bere a un pozzo. Ma quando cominciò a camminare e a dondolarsi di qua e di là, i sassi nella pancia sbatterono uno contro l'altro e fecero un gran rumore. Allora gridò: «Che cos'è che rotola e brontola nel mio pancione? Credevo fossero sei capretti, e invece son tutti sassi e sassetti!»

E quando arrivò al pozzo e si chinò sull'acqua per bere, i sassi pesanti lo trascinarono giù, con un gran tonfo. Tutto fradicio, ne uscì a fatica e se ne andò nel bosco, lontano lontano, con i sassi che gli ballavano nella pancia. Quando i sette capretti lo videro, arrivarono di corsa gridando forte: «Il lupo se n'è andato! Il lupo se n'è andato!» E ballarono dalla gioia con la loro mamma tutto intorno al pozzo.