Cenerentola, con un vestito grigio consumato e il grembiule, siede nell'angolo del camino vicino alla cenere, mentre la matrigna e le due sorelle in abiti eleganti passano con il naso all'insù Davanti a un grande specchio Cenerentola pettina la sorella maggiore vestita di velluto rosso, mentre Giavotta ammira il suo mantello a fiori d'oro In giardino la madrina fata tocca con la bacchetta una grossa zucca che si trasforma in una carrozza d'oro, sotto gli occhi meravigliati di Cenerentola Ai piedi della scalinata del palazzo illuminato, il figlio del re dà la mano a Cenerentola, in un abito d'oro e d'argento, che scende dalla carrozza dorata Cenerentola fugge giù per la scalinata del palazzo mentre l'orologio segna quasi mezzanotte, e una scarpetta di cristallo è rimasta su un gradino Un gentiluomo in ginocchio prova la scarpetta di cristallo al piedino di Cenerentola, seduta nel suo vestito grigio, sotto gli occhi sbalorditi delle due sorelle

Cenerentola

Nell'angolo del camino · letta da Alessandra
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Cenerentola, dolce e buona, passa le serate seduta nella cenere, ma quando il figlio del re dà un ballo, la sua madrina fata ha più di un incanto nella bacchetta. La fiaba di Charles Perrault, tradotta dall'originale francese del 1697.

Charles Perrault · 15 min · letta da Alessandra

Cenerentola: il testo della favola

Charles Perrault (1697). Tradotto dall'originale francese «Cendrillon».

C'era una volta un gentiluomo che si sposò per la seconda volta con una donna, la più altezzosa e superba che si fosse mai vista. Lei aveva due figlie che avevano il suo stesso carattere e le somigliavano in tutto e per tutto. Il marito, dal canto suo, aveva una figlia giovane, ma di una dolcezza e di una bontà senza pari: le aveva prese da sua madre, che era la persona più buona del mondo. Le nozze erano appena state celebrate, e la matrigna mostrò subito tutto il suo cattivo carattere: non sopportava le belle qualità di quella ragazzina, che facevano sembrare le sue figlie ancora più antipatiche.

Le affidò i lavori più umili della casa: era lei che lavava le stoviglie e puliva le scale, che lustrava i pavimenti nella camera della signora e in quelle delle signorine sue figlie. Dormiva in cima alla casa, in una soffitta, su un misero pagliericcio, mentre le sorelle avevano camere con il pavimento di legno lucido, letti all'ultima moda e specchi in cui si vedevano dalla testa ai piedi. La povera ragazza sopportava tutto con pazienza e non osava lamentarsi con il padre, che l'avrebbe sgridata, perché la moglie lo comandava a bacchetta.

Quando aveva finito il suo lavoro, andava a mettersi nell'angolo del camino e si sedeva nella cenere, e per questo in casa tutti la chiamavano Ceneraccia. La sorella più giovane, che non era sgarbata come la maggiore, la chiamava Cenerentola. Eppure Cenerentola, con i suoi vestiti logori, era cento volte più bella delle sorelle, anche se loro erano vestite in modo magnifico.

Accadde che il figlio del re diede un ballo, e invitò tutte le persone più importanti. Anche le nostre due signorine furono invitate, perché in quel paese facevano una gran figura. Eccole tutte contente e tutte indaffarate a scegliere i vestiti e le acconciature che stavano loro meglio. Nuova fatica per Cenerentola, perché era lei che stirava la biancheria delle sorelle e pieghettava i loro polsini: in casa non si parlava d'altro che di come vestirsi.

«Io», disse la maggiore, «metterò il mio vestito di velluto rosso con il mio pizzo d'Inghilterra.» «Io», disse la più giovane, «avrò soltanto la mia gonna di tutti i giorni; ma in compenso metterò il mio mantello a fiori d'oro e il mio corpetto con i diamanti, che non è proprio roba da poco.» Mandarono a chiamare la pettinatrice più brava per sistemare le cuffie a doppia fila di pizzo, e fecero comprare i nei finti nella bottega più alla moda. Chiamarono Cenerentola per chiederle consiglio, perché aveva buon gusto. Cenerentola diede loro i consigli migliori del mondo, e si offrì perfino di pettinarle; e loro accettarono volentieri.

Mentre le pettinava, le dicevano: «Cenerentola, ti piacerebbe tanto andare al ballo?» «Ahimè, signorine, voi mi prendete in giro, non è cosa per me.» «Hai ragione, riderebbero tutti a vedere una Ceneraccia andare al ballo.» Un'altra al posto di Cenerentola le avrebbe pettinate tutte storte; ma lei era buona, e le pettinò alla perfezione. Rimasero quasi due giorni senza mangiare, tanto erano fuori di sé dalla gioia. Ruppero più di dodici lacci a forza di stringerli per avere la vita più sottile, e stavano sempre davanti allo specchio.

Finalmente arrivò il giorno felice; partirono, e Cenerentola le seguì con lo sguardo più a lungo che poté. Quando non le vide più, si mise a piangere. La sua madrina, che la vide tutta in lacrime, le chiese che cosa avesse. «Vorrei tanto… vorrei tanto…» Piangeva così forte che non riuscì a finire. La sua madrina, che era una fata, le disse: «Vorresti tanto andare al ballo, non è vero?» «Ahimè, sì», disse Cenerentola sospirando. «Ebbene, farai la brava?» disse la madrina. «Io ti ci farò andare.»

La portò nella sua camera e le disse: «Va' in giardino e portami una zucca.» Cenerentola andò subito a cogliere la più bella che riuscì a trovare e la portò alla madrina, senza riuscire a indovinare come quella zucca avrebbe potuto farla andare al ballo. La madrina la svuotò, e quando ne fu rimasta soltanto la buccia, le diede un colpo di bacchetta, e subito la zucca si trasformò in una bella carrozza tutta d'oro.

Poi andò a guardare nella sua trappola per topi, dove trovò sei topolini ancora vivi. Disse a Cenerentola di sollevare un poco lo sportello della trappola, e a ogni topolino che usciva dava un colpo di bacchetta, e subito il topolino si trasformava in un bel cavallo; e così ebbero sei bei cavalli per la carrozza, di un bel grigio topo, tutti a macchioline. Siccome la madrina non sapeva con che cosa fare un cocchiere, Cenerentola disse: «Vado a vedere se c'è qualche ratto nella trappola per i ratti, ne faremo un cocchiere.» «Hai ragione», disse la madrina, «va' a vedere.» Cenerentola le portò la trappola, dove c'erano tre grossi ratti. La fata ne scelse uno dei tre, per via dei suoi magnifici baffi, e appena lo toccò, quello si trasformò in un grosso cocchiere con dei baffi tra i più belli che si fossero mai visti.

Poi le disse: «Va' in giardino, dietro l'annaffiatoio troverai sei lucertole: portamele.» Non appena gliele ebbe portate, la madrina le trasformò in sei valletti, che salirono subito dietro la carrozza con le loro livree tutte ricamate, e ci stavano attaccati come se non avessero fatto altro in tutta la loro vita. La fata allora disse a Cenerentola: «Ebbene, ecco tutto quello che serve per andare al ballo, non sei contenta?» «Sì, ma ci andrò così, con questi brutti vestiti?» La madrina non fece altro che toccarla con la bacchetta, e in un attimo i suoi vestiti si trasformarono in un abito di stoffa d'oro e d'argento, tutto tempestato di pietre preziose; poi le diede un paio di scarpette di cristallo, le più graziose del mondo.

Quando fu così agghindata, salì in carrozza; ma la madrina le raccomandò, più di ogni altra cosa, di non restare oltre la mezzanotte, e la avvertì che, se fosse rimasta al ballo anche un solo momento di più, la carrozza sarebbe tornata a essere una zucca, i cavalli topolini, i valletti lucertole, e i suoi vecchi vestiti sarebbero ridiventati com'erano prima. Lei promise alla madrina che sarebbe uscita dal ballo prima di mezzanotte, senza fallo. E partì, fuori di sé dalla gioia.

Il figlio del re, a cui andarono ad annunciare che era appena arrivata una grande principessa che nessuno conosceva, corse ad accoglierla; le diede la mano per aiutarla a scendere dalla carrozza e la condusse nella sala dove si trovavano gli invitati. Allora si fece un grande silenzio; smisero di ballare e i violini non suonarono più, tanto erano tutti intenti a contemplare la grande bellezza di quella sconosciuta. Si sentiva soltanto un mormorio confuso: «Ah, com'è bella!» Perfino il re, vecchio com'era, non smetteva di guardarla e di dire sottovoce alla regina che da tanto tempo non vedeva una persona così bella e così amabile. Tutte le dame osservavano con attenzione la sua acconciatura e i suoi vestiti, per farsene fare di uguali già il giorno dopo, purché si trovassero stoffe abbastanza belle e sarte abbastanza brave.

Il figlio del re la fece sedere al posto d'onore, e poi la prese per mano per farla ballare. Lei ballò con tanta grazia che la ammirarono ancora di più. Fu servito un rinfresco squisito, ma il giovane principe non ne mangiò neanche un boccone, tanto era occupato a guardarla. Lei andò a sedersi accanto alle sorelle e fece loro mille gentilezze: divise con loro le arance e i limoni che il principe le aveva dati, e loro ne rimasero molto stupite, perché non la conoscevano affatto.

Mentre chiacchieravano così, Cenerentola sentì suonare le undici e tre quarti. Fece subito una grande riverenza a tutti e se ne andò più in fretta che poté. Appena arrivata a casa, andò a cercare la madrina, e dopo averla ringraziata, le disse che le sarebbe tanto piaciuto tornare al ballo anche il giorno dopo, perché il figlio del re l'aveva invitata. Mentre era tutta presa a raccontare alla madrina ciò che era successo al ballo, le due sorelle bussarono alla porta; Cenerentola andò ad aprire. «Quanto ci avete messo a tornare!» disse loro sbadigliando, stropicciandosi gli occhi e stiracchiandosi, come se si fosse appena svegliata. Eppure, da quando si erano separate, non aveva avuto per niente voglia di dormire.

«Se fossi venuta al ballo», le disse una delle sorelle, «non ti saresti annoiata: è arrivata la principessa più bella, la più bella che si possa mai vedere; ci ha fatto mille gentilezze, ci ha dato arance e limoni.» Cenerentola non stava più nella pelle dalla gioia. Chiese loro il nome di quella principessa; ma loro risposero che nessuno la conosceva, che il figlio del re ne era molto in pena, e che avrebbe dato qualunque cosa al mondo per sapere chi fosse.

Cenerentola sorrise e disse loro: «Era dunque così bella? Mamma mia, come siete fortunate! Non potrei vederla anch'io? Ah, signorina Giavotta, prestatemi il vostro vestito giallo, quello che mettete tutti i giorni.» «Ma figurati», disse la signorina Giavotta, «che bella idea! Prestare il mio vestito a una brutta Ceneraccia come te! Dovrei essere proprio matta.» Cenerentola se l'aspettava, quel rifiuto, e ne fu ben contenta, perché si sarebbe trovata in grande imbarazzo se la sorella avesse davvero voluto prestarle il vestito.

Il giorno dopo, le due sorelle andarono al ballo, e anche Cenerentola, ancora più elegante della prima volta. Il figlio del re le stette sempre accanto e non smise un momento di dirle parole dolci. La fanciulla non si annoiava affatto, e dimenticò ciò che la madrina le aveva raccomandato; così sentì suonare il primo rintocco della mezzanotte quando credeva che non fossero ancora le undici. Si alzò e fuggì via, leggera come una cerbiatta. Il principe la inseguì, ma non riuscì a raggiungerla; lei lasciò cadere una delle sue scarpette di cristallo, che il principe raccolse con grande cura.

Cenerentola arrivò a casa tutta senza fiato, senza carrozza, senza valletti e con i suoi vestiti logori: di tutto quello splendore non le era rimasta che una delle sue scarpette, la gemella di quella che aveva lasciato cadere. Chiesero alle guardie del portone del palazzo se avessero visto uscire una principessa; risposero che non avevano visto uscire nessuno, tranne una ragazza vestita molto male, che sembrava più una contadina che una signorina.

Quando le due sorelle tornarono dal ballo, Cenerentola chiese loro se si fossero divertite anche questa volta e se ci fosse stata la bella signora. Loro risposero di sì, ma che era scappata via quando era suonata la mezzanotte, e così in fretta che aveva lasciato cadere una delle sue scarpette di cristallo, la più graziosa del mondo; che il figlio del re l'aveva raccolta e non aveva fatto altro che guardarla per tutto il resto del ballo, e che di sicuro era molto innamorato della bella persona a cui apparteneva la scarpetta.

Dicevano il vero, perché pochi giorni dopo il figlio del re fece annunciare a suon di tromba che avrebbe sposato colei a cui la scarpetta fosse andata giusta al piede. Cominciarono a provarla alle principesse, poi alle duchesse e a tutte le dame di corte, ma inutilmente. La portarono a casa delle due sorelle, che fecero di tutto per far entrare il piede nella scarpetta, ma non ci riuscirono.

Cenerentola, che le stava guardando e aveva riconosciuto la sua scarpetta, disse ridendo: «Fatemi un po' vedere se va bene a me!» Le sorelle scoppiarono a ridere e la presero in giro. Il gentiluomo incaricato di provare la scarpetta, dopo aver guardato attentamente Cenerentola e averla trovata molto bella, disse che era giusto, e che aveva l'ordine di provarla a tutte le ragazze. Fece sedere Cenerentola, e avvicinando la scarpetta al suo piedino, vide che ci entrava senza fatica, e che le calzava a pennello, come se fosse stata modellata nella cera.

Grande fu lo stupore delle due sorelle, ma ancora più grande quando Cenerentola tirò fuori dalla tasca l'altra scarpetta e se la mise al piede. In quel momento arrivò la madrina, che con un colpo di bacchetta sui vestiti di Cenerentola li rese ancora più splendidi di tutti quelli di prima. Allora le due sorelle la riconobbero: era la bella persona che avevano visto al ballo. Si gettarono ai suoi piedi per chiederle perdono di tutti i maltrattamenti che le avevano fatto subire. Cenerentola le fece rialzare e, abbracciandole, disse loro che le perdonava di tutto cuore, e che le pregava di volerle sempre bene.

La condussero dal giovane principe, vestita così com'era. Lui la trovò ancora più bella che mai, e pochi giorni dopo la sposò. Cenerentola, che era tanto buona quanto bella, fece venire ad abitare a palazzo le sue due sorelle, e quello stesso giorno le diede in sposa a due grandi signori della corte.