Tre orsi vanno a fare una passeggiata mentre la loro pappa si raffredda, e intanto una bambina curiosa sbircia dentro la loro casetta. La fiaba inglese della scodella grande, di quella mezzana e di quella piccola piccola, raccontata da Flora Annie Steel e tradotta dall'originale inglese.
Flora Annie Steel · 9 min · letta da Alessandra
Riccioli d'oro e i tre orsi: il testo della favola
Flora Annie Steel (1918). Tradotto dall'originale inglese «The Story of the Three Bears».
C'erano una volta tre orsi che abitavano insieme in una casetta tutta loro, in mezzo al bosco. Uno era un Orsetto Piccolo Piccolo, uno era un Orso Mezzano e l'altro era un Orso Grande Grande. Ognuno aveva la sua scodella per la pappa: una scodellina piccola per l'Orsetto Piccolo Piccolo, una scodella mezzana per l'Orso Mezzano e una scodella grande per l'Orso Grande Grande. E ognuno aveva la sua sedia per sedersi: una seggiolina piccola per l'Orsetto Piccolo Piccolo, una sedia mezzana per l'Orso Mezzano e una sedia grande per l'Orso Grande Grande. E ognuno aveva il suo letto per dormire: un lettino piccolo per l'Orsetto Piccolo Piccolo, un letto mezzano per l'Orso Mezzano e un letto grande per l'Orso Grande Grande.
Un giorno prepararono la pappa per la colazione e la versarono nelle scodelle. Poi andarono a fare una passeggiata nel bosco mentre la pappa si raffreddava, per non scottarsi la bocca cominciando a mangiare troppo presto, perché erano orsi gentili e ben educati. E mentre erano via, passò davanti alla casa una bambina che si chiamava Riccioli d'oro. Abitava dall'altra parte del bosco, e la mamma l'aveva mandata a fare una commissione.
Riccioli d'oro guardò dentro dalla finestra, e poi sbirciò anche dal buco della serratura, perché non era per niente una bambina ben educata. Poi, vedendo che in casa non c'era nessuno, sollevò il chiavistello. La porta non era chiusa a chiave, perché gli orsi erano orsi buoni, che non facevano del male a nessuno e non pensavano mai che qualcuno potesse farne a loro. Così Riccioli d'oro aprì la porta ed entrò. E come fu contenta quando vide la pappa sulla tavola!
Se fosse stata una bambina ben educata, avrebbe aspettato che gli orsi tornassero a casa, e allora forse l'avrebbero invitata a fare colazione con loro. Perché erano orsi buoni, un po' rozzi e spicci, come sono fatti gli orsi, ma nonostante tutto molto bonari e ospitali. Lei invece era una bambina sfacciata e maleducata, e così si mise a servirsi da sola.
Prima assaggiò la pappa dell'Orso Grande Grande, ma era troppo calda per lei. Poi assaggiò la pappa dell'Orso Mezzano, ma era troppo fredda per lei. Allora andò alla pappa dell'Orsetto Piccolo Piccolo e la assaggiò. Quella non era né troppo calda né troppo fredda, ma giusta giusta, e le piacque così tanto che se la mangiò tutta, fino all'ultimo cucchiaino!
Riccioli d'oro era stanca, perché invece di correre a fare la commissione era rimasta ad acchiappare farfalle. Così si sedette sulla sedia dell'Orso Grande Grande, ma era troppo dura per lei. Poi si sedette sulla sedia dell'Orso Mezzano, ma era troppo morbida per lei. Ma quando si sedette sulla seggiolina dell'Orsetto Piccolo Piccolo, quella non era né troppo dura né troppo morbida, ma giusta giusta. Così ci si sistemò per bene, e ci rimase seduta finché la seggiolina non si sfondò, e giù, pum, finì dritta per terra. E questo la fece arrabbiare moltissimo, perché era una bambina dal caratteraccio.
Siccome voleva a tutti i costi riposarsi, Riccioli d'oro salì di sopra, nella camera da letto dove dormivano i tre orsi. Prima si sdraiò sul letto dell'Orso Grande Grande, ma era troppo alto dalla parte della testa per lei. Poi si sdraiò sul letto dell'Orso Mezzano, ma era troppo alto dalla parte dei piedi per lei. Allora si sdraiò sul lettino dell'Orsetto Piccolo Piccolo, e quello non era troppo alto né dalla parte della testa né dalla parte dei piedi, ma giusto giusto. Così si coprì per bene e rimase lì sdraiata finché non si addormentò profondamente.
Intanto i tre orsi pensarono che la loro pappa ormai si fosse raffreddata abbastanza da poterla mangiare per bene, e così tornarono a casa per la colazione. Ora, quella sbadata di Riccioli d'oro aveva lasciato il cucchiaio dell'Orso Grande Grande piantato nella sua pappa. «Qualcuno ha assaggiato la mia pappa!» disse l'Orso Grande Grande con il suo vocione grosso, ruvido e burbero.
Poi l'Orso Mezzano guardò la sua pappa e vide che anche nella sua c'era il cucchiaio piantato dentro. «Qualcuno ha assaggiato la mia pappa!» disse l'Orso Mezzano con la sua voce mezzana. Poi l'Orsetto Piccolo Piccolo guardò la sua scodellina. C'era dentro il cucchiaino, ma la pappa non c'era più! «Qualcuno ha assaggiato la mia pappa, e se l'è mangiata tutta!» disse l'Orsetto Piccolo Piccolo con la sua vocina piccola piccola.
A quel punto i tre orsi, vedendo che qualcuno era entrato in casa loro e aveva mangiato la colazione dell'Orsetto Piccolo Piccolo, cominciarono a guardarsi intorno. Ora, quella sbadata di Riccioli d'oro non aveva rimesso a posto il cuscino duro quando si era alzata dalla sedia dell'Orso Grande Grande. «Qualcuno si è seduto sulla mia sedia!» disse l'Orso Grande Grande con il suo vocione grosso, ruvido e burbero.
E quella sbadata di Riccioli d'oro aveva anche schiacciato il cuscino morbido dell'Orso Mezzano. «Qualcuno si è seduto sulla mia sedia!» disse l'Orso Mezzano con la sua voce mezzana. «Qualcuno si è seduto sulla mia seggiolina, e l'ha sfondata!» disse l'Orsetto Piccolo Piccolo con la sua vocina piccola piccola.
Allora i tre orsi pensarono che fosse meglio cercare ancora, nel caso fosse entrato un ladro, e così salirono nella loro camera da letto. Ora, Riccioli d'oro aveva spostato il cuscino dell'Orso Grande Grande. «Qualcuno si è sdraiato nel mio letto!» disse l'Orso Grande Grande con il suo vocione grosso, ruvido e burbero. E Riccioli d'oro aveva spostato il cuscinone dell'Orso Mezzano. «Qualcuno si è sdraiato nel mio letto!» disse l'Orso Mezzano con la sua voce mezzana.
Ma quando l'Orsetto Piccolo Piccolo andò a guardare il suo lettino, il cuscinone era al suo posto! E anche il cuscino era al suo posto, sopra il cuscinone! E sopra il cuscino? C'era la testolina bionda di Riccioli d'oro, che invece non era affatto al suo posto, perché lì non ci doveva proprio stare. «Qualcuno si è sdraiato nel mio lettino, ed eccola ancora qui!» disse l'Orsetto Piccolo Piccolo con la sua vocina piccola piccola.
Ora, Riccioli d'oro nel sonno aveva sentito il vocione grosso, ruvido e burbero dell'Orso Grande Grande; ma dormiva così profondamente che per lei era stato soltanto come l'ululato del vento o il brontolio del tuono. E aveva sentito la voce mezzana dell'Orso Mezzano, ma solo come se avesse sentito qualcuno parlare in sogno. Ma quando sentì la vocina piccola piccola dell'Orsetto Piccolo Piccolo, era così acuta e così stridula che la svegliò di colpo.
Balzò su a sedere, e quando vide i tre orsi da una parte del letto, ruzzolò giù dall'altra parte e corse alla finestra. Ora, la finestra era aperta, perché gli orsi, da bravi orsi ordinati quali erano, aprivano sempre la finestra della camera quando si alzavano la mattina. Così quella monella di Riccioli d'oro, tutta spaventata, saltò giù dalla finestra. Se poi sia corsa nel bosco e si sia persa, oppure abbia ritrovato la strada di casa e si sia presa una bella sgridata dalla mamma per aver acchiappato farfalle invece di fare la commissione, nessuno lo sa. Ma i tre orsi non la videro mai più.





