Un vecchio e una vecchia davanti alla loro povera capanna in riva al mare, con davanti una tinozza rotta Dalla sua barca vicino alla riva, il vecchio rimette con delicatezza il pesciolino d'oro nell'acqua La vecchia sgrida dalla finestra della nuova casa di legno, e il vecchio sta sotto con il cappello in mano La vecchia, con la pelliccia e le perle, sta sulla scalinata di un'alta casa da gran signori La vecchia siede come una zarina a una tavola riccamente imbandita, circondata da boiari e guardie La vecchia siede sulla soglia della vecchia capanna davanti alla tinozza rotta, e il vecchio le sta accanto

La fiaba del pescatore e del pesciolino

In riva al mare azzurro · letta da Alessandra
0:00−10:11

Un povero vecchio pescatore prende nel mare un pesciolino d'oro che parla con voce umana, ma la sua vecchia vuole sempre di più. La celebre fiaba di Aleksandr Puškin, liberamente tradotta in prosa dall'originale russo.

Aleksandr Puškin · 10 min · letta da Alessandra

La fiaba del pescatore e del pesciolino: il testo della favola

Aleksandr Puškin (1833). Liberamente tradotta in prosa dall'originale russo «Сказка о рыбаке и рыбке».

In riva al mare azzurro viveva un vecchio con la sua vecchia. Abitavano in una povera capanna di terra, tutta malandata, da trentatré anni esatti. Il vecchio pescava con la rete, e la vecchia filava la sua lana.

Una volta il vecchio gettò la rete in mare, e la rete tornò su piena soltanto di fango. La gettò una seconda volta, e la rete tornò su piena di erba di mare. La gettò una terza volta, e nella rete c'era un pesciolino soltanto. Ma non un pesciolino qualunque: un pesciolino d'oro!

Il pesciolino d'oro si mise a supplicarlo, e parlò con voce umana: «Lasciami tornare nel mare, buon vecchio! Ti pagherò un ricco riscatto: ti darò tutto quello che vorrai.» Il vecchio si stupì e si spaventò: pescava da trentatré anni, e non aveva mai sentito parlare un pesce. Lasciò andare il pesciolino d'oro e gli disse con dolcezza: «Va' con Dio, pesciolino d'oro! Non mi serve il tuo riscatto. Torna nel mare azzurro e nuota libero dove vuoi.»

Il vecchio tornò dalla vecchia e le raccontò il grande prodigio. «Oggi avevo preso un pesciolino, un pesciolino d'oro, non uno qualunque. Parlava come parliamo noi, mi pregava di lasciarlo tornare a casa, nel mare azzurro, e voleva pagarmi un ricco riscatto, tutto quello che avessi desiderato. Non ho avuto il coraggio di prendergli niente, e così l'ho lasciato andare nel mare azzurro.» Ma la vecchia lo sgridò: «Sciocco, babbeo che non sei altro! Non sei stato capace di farti dare niente da un pesciolino! Almeno gli avessi chiesto una tinozza: la nostra è tutta spaccata.»

Il vecchio andò verso il mare azzurro, e vide che il mare si era un po' agitato. Si mise a chiamare il pesciolino d'oro. Il pesciolino arrivò a nuoto e gli domandò: «Che cosa ti serve, buon vecchio?» Il vecchio gli rispose con un inchino: «Abbi pietà di me, signor pesciolino! La mia vecchia mi ha sgridato, e non lascia in pace questo povero vecchio: le serve una tinozza nuova, perché la nostra è tutta spaccata.» Il pesciolino d'oro rispose: «Non essere triste, va' pure con Dio. Avrete una tinozza nuova.»

Il vecchio tornò dalla vecchia, e la vecchia aveva davvero una tinozza nuova. Ma la vecchia lo sgridò ancora più forte: «Sciocco, babbeo che non sei altro! Hai chiesto una tinozza, sciocco! E che te ne fai di una tinozza? Torna dal pesciolino, sciocco, fagli un inchino e chiedigli almeno una casa.»

Il vecchio andò verso il mare azzurro, e il mare azzurro si era fatto torbido. Si mise a chiamare il pesciolino d'oro. Il pesciolino arrivò a nuoto e gli domandò: «Che cosa ti serve, buon vecchio?» Il vecchio gli rispose con un inchino: «Abbi pietà di me, signor pesciolino! La mia vecchia mi sgrida ancora più forte, e non lascia in pace questo povero vecchio: quella brontolona vuole una casa.» Il pesciolino d'oro rispose: «Non essere triste, va' pure con Dio. E sia: avrete una casa.»

Il vecchio tornò verso la sua capanna, ma della capanna non c'era più nemmeno l'ombra. Davanti a lui c'era una casa di legno, con una stanzetta luminosa sotto il tetto, un camino di mattoni dipinto di bianco e un portone di robuste assi di quercia. La vecchia sedeva sotto la finestrella e sgridava il marito con tutto il fiato che aveva. «Sciocco, babbeo che non sei altro, babbeo vero e proprio! Hai chiesto una casa, babbeo! Torna dal pesciolino e fagli un inchino: non voglio più essere una povera contadina, voglio essere una nobile signora di antica famiglia.»

Il vecchio andò verso il mare azzurro, e il mare azzurro non era tranquillo. Si mise a chiamare il pesciolino d'oro. Il pesciolino arrivò a nuoto e gli domandò: «Che cosa ti serve, buon vecchio?» Il vecchio gli rispose con un inchino: «Abbi pietà di me, signor pesciolino! La mia vecchia è diventata più capricciosa di prima, e non lascia in pace questo povero vecchio: non vuole più essere una contadina, vuole essere una nobile signora di antica famiglia.» Il pesciolino d'oro rispose: «Non essere triste, va' pure con Dio.»

Il vecchio tornò dalla vecchia. E che cosa vide? Un'alta casa da gran signori. Sulla scalinata c'era la sua vecchia, con una preziosa giacchetta di pelliccia di zibellino e un copricapo di broccato sulla testa; le perle le pesavano sul collo, alle dita portava anelli d'oro e ai piedi stivaletti rossi. Davanti a lei stavano servitori pieni di zelo, e lei li picchiava e li tirava per i capelli. Il vecchio disse alla sua vecchia: «Buongiorno, nobile signora, mia gran dama! Adesso, spero, il tuo cuoricino sarà contento.» Ma la vecchia gli urlò addosso e lo mandò a servire nella stalla, tra i cavalli.

Passò una settimana, ne passò un'altra, e la vecchia diventò ancora più capricciosa. Mandò di nuovo il vecchio dal pesciolino: «Torna dal pesciolino e fagli un inchino: non voglio più essere una nobile signora di antica famiglia, voglio essere una zarina potente, padrona di tutto!» Il vecchio si spaventò e la supplicò: «Ma che cosa ti prende, moglie mia, sei diventata matta? Non sai né camminare né parlare come si deve: tutto il regno riderà di te.»

La vecchia si arrabbiò ancora di più e diede uno schiaffo al marito. «Come osi, contadino, discutere con me, con me che sono una nobile signora di antica famiglia? Va' al mare, te lo dico con le buone. Se non ci vai con le buone, ti ci porteranno con le cattive.»

Il vecchietto andò verso il mare, e il mare azzurro era diventato nero. Si mise a chiamare il pesciolino d'oro. Il pesciolino arrivò a nuoto e gli domandò: «Che cosa ti serve, buon vecchio?» Il vecchio gli rispose con un inchino: «Abbi pietà di me, signor pesciolino! La mia vecchia si ribella di nuovo: non vuole più essere una nobile signora, vuole essere una zarina potente, padrona di tutto.» Il pesciolino d'oro rispose: «Non essere triste, va' pure con Dio! E va bene: la vecchia sarà zarina!»

Il vecchietto tornò dalla vecchia. E che cosa vide? Davanti a lui c'era un palazzo da zar. Nel palazzo vide la sua vecchia: sedeva a tavola come una zarina, la servivano boiari e nobili, le versavano vini di paesi lontani, e lei tra un sorso e l'altro mangiava pan di zenzero decorato. Intorno a lei stavano guardie dall'aria minacciosa, con le asce sulle spalle. Quando il vecchio vide tutto questo, si spaventò! Si inchinò fino ai piedi della vecchia e disse: «Salve, potente zarina! Adesso, spero, il tuo cuoricino è contento.»

Ma la vecchia non lo guardò nemmeno: ordinò soltanto di cacciarlo via dalla sua vista. Accorsero boiari e nobili e spinsero fuori il vecchio a spintoni. Sulla porta accorsero anche le guardie, e per poco non lo colpirono con le asce. E la gente rise di lui: «Ben ti sta, vecchio zoticone! Così impari, zoticone: non fare il passo più lungo della gamba!»

Passò una settimana, ne passò un'altra, e la vecchia diventò ancora più capricciosa. Mandò i cortigiani a cercare il marito: trovarono il vecchio e lo portarono da lei. La vecchia disse al vecchio: «Torna dal pesciolino e fagli un inchino. Non voglio più essere una zarina potente, voglio essere la regina del mare, per vivere nel grande oceano, e il pesciolino d'oro dovrà servirmi e correre a ogni mio comando.»

Il vecchio non osò ribattere, non osò dire nemmeno una parola contro di lei. Andò verso il mare azzurro, e vide sul mare una nera tempesta: le onde arrabbiate si gonfiavano, si rovesciavano e ululavano senza sosta.

Si mise a chiamare il pesciolino d'oro. Il pesciolino arrivò a nuoto e gli domandò: «Che cosa ti serve, buon vecchio?» Il vecchio gli rispose con un inchino: «Abbi pietà di me, signor pesciolino! Che cosa devo fare con quella moglie insopportabile? Non vuole più essere zarina, vuole essere la regina del mare, per vivere nel grande oceano, e vuole che tu stesso la serva e corra a ogni suo comando.»

Il pesciolino non disse niente. Diede soltanto un colpo di coda nell'acqua e sparì nel profondo del mare. Il vecchio aspettò a lungo una risposta in riva al mare, ma invano, e tornò dalla vecchia. Ed ecco: davanti a lui c'era di nuovo la vecchia capanna di terra. Sulla soglia sedeva la sua vecchia, e davanti a lei c'era la tinozza rotta.