Un leone potente ride di un topolino minuscolo, che gli promette di aiutarlo un giorno anche lui. Una favola di Esopo su come anche i più piccoli possano fare grandi cose, raccontata liberamente dall'originale greco antico.
Esopo · 4 min · letta da Alessandra
Il leone e il topo: il testo della favola
Esopo (sesto secolo avanti Cristo). Liberamente raccontata dall'originale greco antico.
In mezzo alla grande savana, all'ombra di un albero enorme, dormiva un leone. Era possente e forte, con una criniera dorata che gli scendeva sulle spalle, e tutti gli animali avevano paura di lui. Quel pomeriggio era caldo e tranquillo, e il leone russava così profondamente che l'erba intorno a lui tremava tutta.
Proprio in quel momento arrivò di corsa un topolino grigio. Aveva fretta di tornare a casa e non guardava dove andava. Sgusciò sopra la coda del leone, gli corse su per la schiena e alla fine gli passò proprio sopra il grosso naso. Il leone starnutì, aprì gli occhi e in un lampo lo afferrò con la zampa. «Chi osa disturbare il re degli animali?» ruggì, così forte che il topolino tremò dalla punta della coda fino ai baffi. Poi spalancò la bocca e fece per mangiarselo.
«Ti prego, ti prego, signor leone», squittì il topolino, «lasciami andare! Non l'ho fatto apposta, davvero. Se mi lasci vivere, un giorno ti ricambierò il favore e ti aiuterò anch'io.» Il leone lo guardò stupito, poi scoppiò in una gran risata. «Tu? Aiutare me? Un topolino così piccolo, che mi basterebbe appena per un boccone?» Rideva così tanto che gli vennero le lacrime agli occhi. «Va bene», disse, «mi hai messo di buon umore. Vai pure.» Sollevò la zampa e il topolino sfrecciò via nell'erba.
Non passò molto tempo. Una mattina nella savana arrivarono dei cacciatori, che di nascosto tesero una grande rete di corde spesse. Il leone camminava per la sua strada e non sospettava niente. All'improvviso la rete scattò e lo imprigionò. I cacciatori lo legarono ben stretto a terra con corde robuste, poi se ne andarono a prendere un carro per portarlo via.
Il leone si dimenava di qua e di là, ma più si sforzava, più le corde lo stringevano. Si lamentò e ruggì così forte e così tristemente che lo si sentiva da lontano. Anche il topolino, nella sua tana sotto le radici, sentì quel ruggito. Lo riconobbe subito. «È il mio leone!» esclamò, e corse via più veloce che poteva con le sue zampette.
Quando arrivò da lui, vide che era tutto legato. «Non aver paura», gli disse, «adesso ti aiuto io.» Si mise a rosicchiare la corda più grossa con i suoi dentini piccoli e aguzzi. Rosicchiò e rosicchiò, filo dopo filo, finché la corda si spezzò. Poi passò alla seconda e poi alla terza, finché il leone fu di nuovo completamente libero.
Il leone si alzò, si scrollò e guardò pieno di meraviglia il minuscolo topolino. Il topolino invece sorrise. «Quella volta hai riso di me, perché non credevi che uno piccolo come me potesse mai ricambiarti», disse. «Ma adesso lo sai: anche i topi sanno dire grazie.» Il leone lo accarezzò con dolcezza con la punta della zampa, e da quel giorno furono i migliori amici.
Questa favola ci insegna che le cose cambiano, e anche il più forte, un giorno, può avere bisogno dell'aiuto del più debole. Per questo non bisogna mai ridere di nessuno solo perché è piccolo.





