Su un prato fiorito la lepre orgogliosa ride della tartaruga lenta La lepre dorme beata sotto un melo, mentre la tartaruga le passa accanto piano piano La tartaruga sonnecchia contenta vicino al vecchio mulino, proprio mentre la lepre arriva di corsa senza fiato

La lepre e la tartaruga

La lepre e la tartaruga · letta da Alessandra
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La lepre velocissima prende in giro la tartaruga così lenta, finché un giorno la tartaruga la sfida a una gara. La favola di Esopo sull'impegno e la costanza, liberamente raccontata dall'originale greco antico.

Esopo · 5 min · letta da Alessandra

La lepre e la tartaruga: il testo della favola

Esopo (sesto secolo avanti Cristo). Liberamente raccontata dall'originale greco antico.

Ai margini di un grande prato viveva una lepre che correva più veloce di chiunque altro nei dintorni. Aveva orecchie lunghe e forti zampe di dietro, e ne andava fierissima. Ogni mattina sfrecciava avanti e indietro per il prato, così veloce che dietro di lei l'erba restava a tremare. Sullo stesso prato viveva anche una tartaruga. Camminava piano piano, un passo dopo l'altro, e portava sulla schiena il suo guscio duro e rotondo.

Un giorno la lepre le passò accanto di corsa e si fermò. «Oh, tartaruga», rise, «che zampette corte che hai! E come sei lenta! Prima che tu arrivi in fondo al prato, sarà già inverno.» Gli altri animali ridacchiarono. Ma la tartaruga non si arrabbiò per niente. Sorrise anche lei e disse con calma: «Sarai anche veloce come il vento, lepre, ma in una gara ti batterei lo stesso.» E così le due si misero a discutere su chi fosse la più veloce.

La lepre rise così tanto che si rotolò nell'erba. «Tu? Battere me? In una gara?» disse senza fiato. «Questa la voglio proprio vedere! D'accordo, sfidiamoci!» Così fissarono insieme il giorno e il luogo. Sarebbero partite dalla grande quercia, avrebbero attraversato il prato e il boschetto e sarebbero arrivate fino al vecchio mulino sul ruscello. Chi arrivava per prima al mulino avrebbe vinto il premio: una corona di fiori di campo. E la volpe, che era saggia e giusta, avrebbe fatto da giudice.

Il giorno della gara tutti gli animali del prato si radunarono sotto la grande quercia. La volpe alzò la zampa e gridò: «Pronti, attenti, via!» La lepre schizzò in avanti come una freccia e in un attimo sparì dietro il primo cespuglio. La tartaruga invece si mise in cammino piano piano, ma decisa. Un passo, poi un altro passo, e poi un altro ancora. Non si voltava né a destra né a sinistra: guardava soltanto avanti.

In un batter d'occhio la lepre arrivò a metà del prato. Si voltò indietro, ma della tartaruga non c'era nemmeno l'ombra. «Ah!» pensò. «Tanto io sono molto più veloce. Quella ci metterà tutto il giorno. Posso riposarmi un pochino.» E non pensò più alla gara. Sul bordo del sentiero c'era un melo ombroso, con l'erba morbida sotto i rami. La lepre si sdraiò all'ombra, mise le zampe dietro la testa e sbadigliò. Il sole scaldava piacevolmente, i bombi ronzavano, e ben presto la lepre si addormentò profondamente.

Intanto la tartaruga andava avanti. Sapeva bene di essere lenta, e per questo non si fermò nemmeno un istante, anche se le zampe le facevano male e sotto il guscio faceva sempre più caldo. Passò accanto al melo, sotto il quale la lepre russava all'ombra, e non la svegliò. Poi attraversò il boschetto, passò sul ponticello e arrivò fino al vecchio mulino. Quando giunse al traguardo, gli animali applaudirono felici, e la corona di fiori toccò a lei. Stanca ma contenta, la tartaruga si sedette nell'erba, ritirò la testolina nel guscio e fece un sonnellino.

La lepre si svegliò soltanto quando il sole stava già tramontando. Saltò in piedi e si stropicciò gli occhi. «La gara!» gridò, e corse via più veloce che poteva. Volò attraverso il prato, il boschetto e il ponticello, con le orecchie che sbattevano al vento. Ma quando arrivò al mulino, vide la tartaruga con la sua corona di fiori, che sonnecchiava già comoda al traguardo. La lepre si fermò di colpo e si vergognò così tanto che non sapeva più dove guardare.

Da quel giorno la lepre non prese mai più in giro le zampe corte della tartaruga. Aveva capito che essere veloci non basta, se non ci si impegna. Perché spesso chi fatica con costanza vince su chi è dotato per natura, ma non si dà da fare.