Un agnellino corre dietro a una farfalla, si allontana dal gregge e, dove comincia il bosco, incontra un lupo che cerca una scusa. La favola di Esopo sull'ingiustizia, raccontata liberamente dall'originale greco antico.
Esopo · 3 min · letta da Alessandra
Il lupo e l'agnello: il testo della favola
Esopo (sesto secolo avanti Cristo). Liberamente raccontata dall'originale greco antico.
Su un verde pascolo di montagna brucava un grande gregge di pecore con i loro piccoli. Tra loro c'era anche un agnellino con la lana bianca e morbida e il musetto rosa. Aveva solo poche settimane, e tutto gli sembrava nuovo e interessante. Mentre il pastore sonnecchiava sotto un albero, l'agnellino vide una farfalla e le corse dietro, saltella saltella, finché si ritrovò tutto solo, lontano dal gregge, proprio dove cominciava il bosco. Lì, accanto a un sasso coperto di muschio, sgorgava una piccola sorgente, e siccome l'agnellino aveva sete per tutto quel correre, si chinò a bere al ruscelletto.
Fu proprio lì che il lupo lo vide bere. Era grande, grigio e affamato, e i suoi occhi si misero a brillare. Avrebbe potuto afferrarlo subito, ma il lupo voleva che tutto sembrasse giusto e cercava un buon motivo per mangiarselo. «Gli dimostro che è colpevole», pensò, «e poi me lo mangio con la coscienza tranquilla.» Così si mise un po' più in su lungo il ruscello, aggrottò la fronte e ringhiò: «Ehi, tu! Mi stai sporcando l'acqua, la fai diventare tutta torbida, e così io non posso bere!»
L'agnellino tremava di paura. «Scusami, signor lupo», belò piano piano, «ma io bevo appena appena, sfiorando l'acqua con il muso. E poi sto più in basso di te, lungo il ruscello: l'acqua scende da te fino a me. Come potrei sporcartela lassù?» Il lupo rimase zitto per un momento, perché questa volta il suo trucco non aveva funzionato. Poi ringhiò di nuovo: «Allora vuol dire che l'anno scorso hai offeso mio padre!»
«Ma l'anno scorso io non ero ancora nato!» esclamò l'agnellino. Il lupo non sapeva più che cosa dire. L'agnellino aveva ragione in tutto, e il lupo non riusciva a trovargli nemmeno la più piccola colpa.
Allora il lupo fece un ghigno cattivo. «Avrai pure una risposta per tutto», disse mostrando i denti, «ma io ti mangio lo stesso.» E già si preparava a saltare.
Ma proprio in quel momento, giù al pascolo, si mise ad abbaiare il cane del pastore. Il pastore si svegliò, contò le pecore e si accorse che mancava un agnellino. «Agnellino, dove sei?» chiamò, e corse verso il bosco con il bastone in mano. Appena sentì la sua voce, l'agnellino non esitò un attimo. Sfrecciò accanto al lupo e corse più veloce che poteva, dritto dal pastore. Il pastore lo prese in braccio, e il cane abbaiò forte dietro al lupo. Il lupo mise la coda tra le gambe e scappò nel bosco, affamato come prima.
Prima che l'agnellino potesse scappare, il lupo lo afferrò e lo divorò.
Quel giorno l'agnellino se l'era cavata, ma imparò bene che non doveva mai più allontanarsi dal gregge. Questa favola ci insegna che con chi ha deciso di essere ingiusto non servono a niente nemmeno le ragioni più giuste.
Questa favola ci insegna che con chi ha deciso di essere ingiusto non servono a niente nemmeno le ragioni più giuste.





